lunedì 9 giugno 2008

DAGHERROTIPO


Tra prendere e perdere c’è un alito di esitazione.
Mi scivola la volontà come sapone tra le dita.
Il cuore infiammato e solo osservo il tuo lasciarmi.
Mi rendo conto, sempre.
Ma non mi muovo; i piedi inchiodati alla terra bagnata di fango, sorrisi e lacrime.
Eppure sono tenace!
Non un solo passo, il desiderio in me suscita stitichezza.
Siamo pieni di manie, tutti. Però il tuo sguardo è perverso e trasversale.
“lo prendo come un complimento” – Mi hai detto.

Ogni uomo (o quasi) sulla quella faccia che conosco della terra, vorrebbe sentirsi dire da una donna
(non necessariamente dalla propria) “Sono la tua geisha”.
Io ti immagino e invece ti dico “Sono il tuo origami”.
Si, lo sono, mi si addice di più.
Un pezzettino, piuttosto piccolo, di carta sottile e colorata, da poter piegare e ripiegare in molti, moltissimi modi, seppur con regole ben precise, che ha la capacità di trasformarsi in ogni cosa. Attento, dico. Ogni cosa, non qualunque.
Ci vuole dedizione.
Mi guardo e vedo oltre.
Io posso diventare quello che voglio, quello che vuoi tu, pur rimanendo sempre me stessa, un piccolo quadratino di carta colorata e leggera.
Splendevi troppo, ti avrei chiamato luce!
Ho dovuto prendere le distanze, ridurre il mio fuoco in una piccola fiammella e indossare un nuovo punto di vista.
Scorcio che ora amo e odio. Fessura del mio istinto, diventi distillato di carne e pensiero.

“Sei la ragazza più brutta con cui sono stato”.
Non so perché, ma non mi offende.

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