
..Tout vient à point à celui qui sait attendre..
Così dicono.
Io un pò ci credo.
Ogni mattina, ore 8.05 più o meno tu sei lì, che mi attendi.
Detesto qualsiasi rituale, tranne quello del tè, figuriamoci questo!
-“ Sei proprio bella oggi, sembri una bambolina” – Mi dici accennando un sorrisetto storto a mezzo volto, fingendo di fare altro.
-“ Certo, come sempre del resto” – Ti rispondo con aria di sufficienza mentre attendo che la stupida macchinetta del caffè finisca di erogare il liquido dal profumo splendido e dal gusto rarefatto.
E tu sei subito pronto a non lasciar cadere nemmeno una parola a vuoto perché, del resto, celi una sottile pretesa, nemmeno poi tanto nascosta.
Ti avvicini a me, con passo sicuro, allungando la mano che tenta di sfiorarmi da prima il viso con una carezza e poi i miei lunghi capelli raccolti.
Faccio in tempo ad accorgermi e a scostarmi.
Non voglio contatto, nessun contatto con te.
Allora riprendi – “ Mi fanno impazzire i tuoi piccoli piedi, sembrano in miniatura... peccato però per le scarpe, noto che non porti quasi mai i tacchi..” – Il tuo sguardo allora comincia a spaziare su di me partendo dal basso, i piedi, che a quanto pare piacciono tanto anche a te, le caviglie, che chissà quale sporca fantasia ti ispirano, le gambe più o meno coperte, i fianchi che tenti di cingermi con i tuoi tentacoli appena io mi distraggo, il seno e le spalle fino ad arrivare ai miei occhi.
-“ Quello che indosso non sono affari tuoi” – Rispondo scocciata.
La mia giornata inizia già con uno spirito poco promettente.
-“ Oh, si che sono affari miei” – Insisti – “Sono io che ogni giorno aspetto di deliziarmi alla tua vista e così, permettimi di farti un appunto.”
-“Non ti permetto, io indosso ciò che mi pare, quando mi pare e per chi mi pare. Non cambio abbigliamento solo per uno che non può fare a meno di tacere per dire cazzate.”
-“Nervosetta oggi?”
-“Sei tu che mi rendi così. Sei fastidioso”
A quel punto soddisfatta di aver ingerito il più velocemente possibile la bevanda bollente, mi allontano.
-“Domani invece ti dico che te li metterai, e quando lo farai, lo farai per me…” – Continui mentre ormai ti lascio alle spalle.
Ridacchi, tornando da dove sei venuto, con quell’espressione che lascia intendere che tanto tu sei certo di potere tutto, anche su di me.
Quando ti vedo, rifletto sulla natura umana.
Purtroppo tu, col tuo solo respirare, mi ricordi incessantemente che tutti noi bestie siamo e bestie resteremo. Viviamo degli stessi appetiti e soffriamo degli stessi mali.
Certo, se è possibile, tu di più.
Se non sapessi che lavoro fai, direi che potresti tranquillamente essere un giardiniere.
Uno di quelli pieni di manie. Meticoloso coi fiori, soprattutto quelli dai colori vivaci ma dalle forme curiose. Hai mani grosse e nervose, la pelle del viso lucida e rovinata da un’ acne adolescenziale, trasmetti una sensazione di viscido.
Sembri uno di quei personaggi da film horror americano, uno di quelli che non lo diresti mai ma poi ti fa finire tagliuzzata da una cesoia e seppellita a pezzi nel suo giardino.
Giuro, è difficile farmi provare disgusto e fastidio per qualcuno, ma tu ci riesci benissimo.
Un fare da maschilista incallito, ti vedo come un’ enorme pustola ingiallita sul peggior culo flaccido, un piccolo cervello insignificante all’interno di un corpo in cui, si direbbe, nessuno sia in grado di comandare pensieri e azioni che abbiano anche solo un lontano riverbero di sensato.
Non fai nulla di molto diverso da tanti altri, l’ ovvietà delle tue parole volteggia, precipitando nell’ oblio della banalità più noiosa e scadente, non riesci a renderti speciale neppure per questo. Pensa un po’ che tristezza.
E’ il tuo sguardo però che ha un qualcosa di strano, di veramente preoccupante.
Tu non ti limiti solo a guardare, tu mi penetri, mi entri nella carne e io ti sento, io lo so, anche quando non ti vedo.
Mi imbarazzi, mi condizioni.
Io so che sei lì, che come un’ombra mi osservi e non ti scolli, e mi costruisci intorno un recinto di perversione e desiderio che inizio a non tollerare più.
Non ho mai avuto paura di reggere uno sguardo, ma il tuo non riesco a sostenerlo.
Hai qualcosa di ossessivo dentro quegli occhi scuri, qualcosa di molto vorace e molto violento. Sento che mi vuoi. Dejame in paz!
Mi fai quasi paura.
Così dicono.
Io un pò ci credo.
Ogni mattina, ore 8.05 più o meno tu sei lì, che mi attendi.
Detesto qualsiasi rituale, tranne quello del tè, figuriamoci questo!
-“ Sei proprio bella oggi, sembri una bambolina” – Mi dici accennando un sorrisetto storto a mezzo volto, fingendo di fare altro.
-“ Certo, come sempre del resto” – Ti rispondo con aria di sufficienza mentre attendo che la stupida macchinetta del caffè finisca di erogare il liquido dal profumo splendido e dal gusto rarefatto.
E tu sei subito pronto a non lasciar cadere nemmeno una parola a vuoto perché, del resto, celi una sottile pretesa, nemmeno poi tanto nascosta.
Ti avvicini a me, con passo sicuro, allungando la mano che tenta di sfiorarmi da prima il viso con una carezza e poi i miei lunghi capelli raccolti.
Faccio in tempo ad accorgermi e a scostarmi.
Non voglio contatto, nessun contatto con te.
Allora riprendi – “ Mi fanno impazzire i tuoi piccoli piedi, sembrano in miniatura... peccato però per le scarpe, noto che non porti quasi mai i tacchi..” – Il tuo sguardo allora comincia a spaziare su di me partendo dal basso, i piedi, che a quanto pare piacciono tanto anche a te, le caviglie, che chissà quale sporca fantasia ti ispirano, le gambe più o meno coperte, i fianchi che tenti di cingermi con i tuoi tentacoli appena io mi distraggo, il seno e le spalle fino ad arrivare ai miei occhi.
-“ Quello che indosso non sono affari tuoi” – Rispondo scocciata.
La mia giornata inizia già con uno spirito poco promettente.
-“ Oh, si che sono affari miei” – Insisti – “Sono io che ogni giorno aspetto di deliziarmi alla tua vista e così, permettimi di farti un appunto.”
-“Non ti permetto, io indosso ciò che mi pare, quando mi pare e per chi mi pare. Non cambio abbigliamento solo per uno che non può fare a meno di tacere per dire cazzate.”
-“Nervosetta oggi?”
-“Sei tu che mi rendi così. Sei fastidioso”
A quel punto soddisfatta di aver ingerito il più velocemente possibile la bevanda bollente, mi allontano.
-“Domani invece ti dico che te li metterai, e quando lo farai, lo farai per me…” – Continui mentre ormai ti lascio alle spalle.
Ridacchi, tornando da dove sei venuto, con quell’espressione che lascia intendere che tanto tu sei certo di potere tutto, anche su di me.
Quando ti vedo, rifletto sulla natura umana.
Purtroppo tu, col tuo solo respirare, mi ricordi incessantemente che tutti noi bestie siamo e bestie resteremo. Viviamo degli stessi appetiti e soffriamo degli stessi mali.
Certo, se è possibile, tu di più.
Se non sapessi che lavoro fai, direi che potresti tranquillamente essere un giardiniere.
Uno di quelli pieni di manie. Meticoloso coi fiori, soprattutto quelli dai colori vivaci ma dalle forme curiose. Hai mani grosse e nervose, la pelle del viso lucida e rovinata da un’ acne adolescenziale, trasmetti una sensazione di viscido.
Sembri uno di quei personaggi da film horror americano, uno di quelli che non lo diresti mai ma poi ti fa finire tagliuzzata da una cesoia e seppellita a pezzi nel suo giardino.
Giuro, è difficile farmi provare disgusto e fastidio per qualcuno, ma tu ci riesci benissimo.
Un fare da maschilista incallito, ti vedo come un’ enorme pustola ingiallita sul peggior culo flaccido, un piccolo cervello insignificante all’interno di un corpo in cui, si direbbe, nessuno sia in grado di comandare pensieri e azioni che abbiano anche solo un lontano riverbero di sensato.
Non fai nulla di molto diverso da tanti altri, l’ ovvietà delle tue parole volteggia, precipitando nell’ oblio della banalità più noiosa e scadente, non riesci a renderti speciale neppure per questo. Pensa un po’ che tristezza.
E’ il tuo sguardo però che ha un qualcosa di strano, di veramente preoccupante.
Tu non ti limiti solo a guardare, tu mi penetri, mi entri nella carne e io ti sento, io lo so, anche quando non ti vedo.
Mi imbarazzi, mi condizioni.
Io so che sei lì, che come un’ombra mi osservi e non ti scolli, e mi costruisci intorno un recinto di perversione e desiderio che inizio a non tollerare più.
Non ho mai avuto paura di reggere uno sguardo, ma il tuo non riesco a sostenerlo.
Hai qualcosa di ossessivo dentro quegli occhi scuri, qualcosa di molto vorace e molto violento. Sento che mi vuoi. Dejame in paz!
Mi fai quasi paura.
3 commenti:
Il mio amico Ken deve già sbarazzarsi del corpo di una turca, non credo sia un problema per lui aggiungere anche un biondino slavato.
A proposito, come sta sua moglie?
Mr. L
Grazie Mr.L! L' intervento del suo amico Ken sarebbe assai gradito. Mi farebbe un gran favore ad aiutarmi con la sanguisuga!;)
C.
Ken ha già fatto suo il problema...
Mr. L
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